IL GOVERNO APPROVA LA VALORIZZAZIONE DEL CANE DA PECORA ABRUZZESE


Finalmente in Italia grande movimento per quanto riguarda la cinofilia, la mattina del 9 settembre in Consiglio dei ministri si è parlato d’Abruzzo. Logico, verrebbe da pensare: con l’emergenza terremoto! No, non c’è solo quello: la riunione lampo, guidata dal ministro Franceschini, ha esaminato 21 leggi regionali e deliberato l’impugnativa per una della Liguria che violerebbe le competenze legislative statali. Tra le leggi per cui il Consiglio dei ministri ha deliberato invece la non impugnativa c’è anche la n. 21 del 9 luglio 2016 della Regione Abruzzo, «Riconoscimento del cane bianco italiano da custodia delle greggi patrimonio culturale della Regione Abruzzo con il nome di “cane da pecora abruzzese” o “mastino abruzzese”».

«Parte integrante del patrimonio culturale»

L’articolo 1 della legge recita al primo comma: «La Regione Abruzzo riconosce il cane bianco italiano da custodia delle greggi, così come trasmesso dalla civiltà pastorale
abruzzese, unico e inconfondibile, parte integrante del proprio patrimonio culturale con il nome di “cane da pecora abruzzese” o “mastino abruzzese”». E al secondo comma: «Il cane bianco italiano da custodia delle greggi, capolavoro della collettiva e plurimillenaria opera di selezione genetica delle genti della montagna abruzzese, è stato ed è elemento insostituibile nell’attività armentaria ecocompatibile della tradizione pastorale abruzzese».

L’amico delle pecore

L’articolo 2 ne specifica le caratteristiche: «Il cane bianco italiano da custodia delle greggi
della tradizione pastorale abruzzese possiede e si distingue per: 
a) l’assoluta mancanza di istinto predatorio e di ogni forma di aggressione nei confronti degli ovini; concetto che si perfeziona nell’istinto mastino, quale rapporto di protezione e fratellanza nei loro riguardi; 
b) il ristretto campo di azione inteso sia in senso stretto, cioè fisico, sia in senso lato, cioè attitudinario; 
c) l’autonomia operativa ossia la capacità che il cane ha di eseguire autonomamente il lavoro di custodia del gregge con iniziativeproprie e differenziate a seconda delle circostanze, soprattutto in assenza del fattore uomo; 
d) una struttura fisica idonea ad affrontare i predatori delle greggi e le condizioni dell’ambiente di vita e di lavoro unita a notevoli doti di agilità e di coraggio, espressione di massimo equilibrio morfologico ed attitudinale».